
280. Architettura degli uomini della conoscenza. Bisognerà una volta, e probabilmente in un prossimo futuro, renderci conto di quel che manca soprattutto alle nostre grandi città: luoghi tranquilli e ampi, di grande estensione, per la meditazione, luoghi con lunghi loggiati estremamente spaziosi per quando c’è brutto tempo o troppo sole, nei quali non penetra il frastuono dei veicoli e degli imbonitori, e in cui un più squisito rispetto delle convenienze vieterebbe anche al prete di pregare ad alta voce: costruzioni e giardini pubblici che esprimerebbero nel loro insieme la sublimità del meditare e del solitario andare. È passato il tempo in cui la Chiesa possedeva il monopolio della meditazione, quando la vita contemplativa doveva essere sempre e in primo luogo vita religiosa: e tutto quanto la Chiesa ha costruito esprime questo pensiero. Io non saprei come potremmo accontentarci delle sue costruzioni , anche se queste fossero spogliate della loro destinazione ecclesiastica: queste costruzioni parlano un linguaggio anche troppo patetico e imbarazzato , in quanto case di Dio e sfarzose sedi di un commercio ultramondano, perché noi, i senza Dio, si possa qui dar vita ai nostri pensieri. Quando andiamo errando in queste logge e giardini, è noi che vogliamo aver tradotto in pietra e pianta, è in noi che vogliamo passeggiare.
Friederich Nietzsche, La Gaia Scienza, Adelphi, 2006.







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